Sono passati 81 anni dalla notte in cui è scattato il rastrellamento degli oppositori politici al regime fascista nella Bassa Brianza, già nei primi 20 giorni la maggior parte dei bovisiani era stata presa. Il rastrellamento proseguirà poi per circa due mesi portando nelle carceri e nei lager tedeschi altre decine di persone.
Siamo qui per fare memoria di come la grande storia ha attraversato anche le strade di Bovisio Masciago, travolgendo vite, cambiando destini.
Quindi siamo qui a far memoria di chi non fu indifferente a ciò che gli succedeva attorno, per fare memoria di coloro che hanno protetto e salvato ebrei e prigionieri di guerra in fuga verso le montagne o la Svizzera, a fare memoria di quelli che volevano proteggere il proprio paese, le persone e le cose, dalla furia di un esercito in ritirata che devastava e rubava tutto.
Siamo qui perché la grande storia è sempre in movimento e ci trascina con lei che lo vogliamo o no, perché l’indifferenza verso i destini degli altri non afferri anche noi.
Oggi siamo di fronte a nuove sfide.
Le strutture nate dopo la fine del nazifascismo e che nonostante i loro difetti, nei loro principi dovevano porci al riparo da una nuova ricaduta in tragedie simili, sono andate in crisi.
L’uguaglianza degli esseri umani, e il diritto ad avere dei diritti, violentemente attaccato in molte parti del mondo che definiamo democratiche.
I concetti di guerra e riarmo ritornano di uso comune, L’Europa nata sulle ceneri della seconda guerra mondiale e i governi nazionali, tagliano il bilancio allo sviluppo e all’assistenza per investire e trafficare in armamenti, con i quali si può impunemente bombardare una scuola, un ospedale, una centrale elettrica come in Ucraina e Palestina, uccidere profughi in cerca di rifugio e futuro ai confini di mare e di terra dell’Europa o ragazzi che stanno facendo una festa sulla spiaggia di Israele, attaccare chi porta soccorso a Gaza dove si muore di bombe e di fame e freddo.
La cronaca di questi anni ci mostra questo in tutte le parti del mondo.
Non è nemmeno più un tabù, minacciare l’utilizzo dell’arma nucleare, non da parte di scriteriati dittatori, ma da parte di governi democratici con cui abbiamo ottimi rapporti diplomatici.
Siamo qui quindi, per non lasciar cadere nel vuoto le aspirazioni dei Partigiani e della Resistenza, ma per continuare quella quotidiana lotta nella trincea della pazienza, della democrazia e della persuasione evocata da Vincenzo Pappalettera.